Federico Bina

Laurea in filosofia e dottorando di ricerca presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, si occupa dello studio dei meccanismi evolutivi e neuro-cognitivi alla base dei giudizi morali. Indaga le condizioni di possibilità per l’implementazione di interventi pubblici volti alla promozione di un maggior senso di responsabilità ambientale, sociale e intergenerazionale. Conduce ricerche di analisi biometrica riguardanti le emozioni coinvolte nella percezione e nella comunicazione dei danni dei cambiamenti climatici. È membro della Società Italiana di Neuroetica (SINe) e ha partecipato a diversi convegni internazionali.

Le scienze cognitive possono renderci più sensibili ai danni del climate change? La difficoltà nell’essere motivati ad agire in tutela degli interessi di persone distanti dipende dal fatto che il raggio d’influenza degli esseri umani è stato molto limitato per la maggior parte della loro storia evolutiva. Ciò si esprime, per esempio, in livelli di attivazione emotiva significativamente diversi a seconda che l’oggetto in questione si trovi in prossimità oppure lontano da noi. La tendenza a svalutare il valore di persone e eventi distanti (social discounting) ha pertanto una spiegazione naturale: ma è per questo anche razionalmente giustificabile? Obiettivo della mia ricerca è indagare la natura dei processi cognitivi sottostanti alla possibilità di liberarsi da pregiudizi di questo tipo, e di riflettere sulle questioni etiche e politiche sollevate dalla possibilità di far leva su tali meccanismi cognitivi al fine di promuovere comportamenti più lungimiranti e sostenibili.
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