Massimo Reichlin

Reichlin

Massimo Reichlin – Laureato in filosofia presso l’Università Cattolica di Milano, si è perfezionato in bioetica presso l’Università degli Studi di Milano e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Bioetica presso l’Università degli Studi di Genova. È stato borsista e ricercatore presso il Dipartimento di Medicina e Scienze Umane dell’Istituto Scientifico San Raffaele. Dall’anno accademico 2002-2003 insegna Bioetica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Vita-Salute San Raffaele e dal 2011-2012 Medical Humanities presso l’International MD Program della medesima Facoltà. Dall’anno accademico 2004-2005 è professore associato di filosofia morale presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Etica della vita, Etica teorica e Storia della filosofia morale. Ha pubblicato capitoli e articoli in libri e riviste italiane e internazionali, oltre ai volumi: L’utilitarismo, il Mulino, Bologna 2013; Etica e neuroscienze. Stati vegetativi, malattie degenerative, identità personale, Mondadori Università, Milano 2012; Etica della vita. Nuovi paradigmi morali, Bruno Mondadori, Milano 2008; Aborto. La morale oltre il diritto, Carocci, Roma 2007; Fini in sé. La teoria morale di Alan Donagan, Trauben, Torino 2003; L’etica e la buona morte, Edizioni di Comunità, Torino 2002; Introduzione all’etica contemporanea, Europa Scienze Umane, Milano 2000; Bioetica della generazione (con P. Cattorini), Sei, Torino 1996. Ha curato la prima traduzione italiana della Review of the Principal Questions in Morals di Richard Price (Bompiani, Milano 2004).

Esistono verità morali di valore universale? È opinione comune a larga parte del senso comune, nonché ad una consistente parte della riflessione contemporanea, che la morale sia qualcosa di soggettivo, o tutt’al più di relativo, ossia che ci siano verità morali valide per una certa società, in un certo tempo e luogo, ma non verità di valore universale. Una linea di riflessione filosofica tradizionale, al contrario, pensa che sia possibile giustificare principi e valori di carattere universale basandosi su aspetti essenziali della natura. Questo progetto “naturalistico”, che ha preso infinite direzioni nel corso dei secoli, trova oggi nuovo alimento a partire da diverse linee di ricerca scientifica, come la psicologia dello sviluppo, la psicologia evoluzionista e le ricerche sulle basi cerebrali delle risposte morali. Benché alcuni pensino che questi studi dimostrano che i nostri pretesi principi morali non sono verità “discese dal cielo” ma prodotti puramente contingenti di un’evoluzione del tutto casuale, ci sono ragioni per pensare che ci stiamo avvicinando a comprendere i meccanismi fondamentali che ci definiscono come animali sociali e culturali e che la comprensione di tali meccanismi sia una buona strada verso la definizione di alcuni principi morali validi indipendentemente dalle diverse condizioni sociali e culturali.