Francesca Boccuni

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Laureata in Filosofia presso l’Università di Padova con una tesi in logica matematica dal titolo “Il teorema di incompletezza di Gödel e il principio russelliano del circolo vizioso” (relatore: Prof. Enrico Martino), ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Filosofia del Linguaggio presso l’Università del Piemonte Orientale con la tesi “Quantificazione plurale e revisione predicativa dei Grundgesetze freghiani” (relatore: Prof. Gabriele Usberti, Università di Siena – esaminatori: Prof. Andrea Bonomi, Prof. Enrico Moriconi, Prof. Alfredo Paternoster).

È stata borsista post-lauream presso l’Università di Padova con il progetto “Paradossi ed enunciato indecidibile di Gödel”. Durante il dottorato, è stata visiting fellow presso l’Università di Oxford, l’Istituto Jean Nicod-CNRS di Parigi e il dipartimento di Filosofia della Ohio State University (USA). È stata British Academy Visiting Post-Doctoral fellow presso l’Università di Bristol, borsista di ricerca presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, visiting fellow presso l’Institute of Advanced Study di Londra e presso il progetto “Plurals, Predicates and Paradox” (European Research Council) all’Università di Oslo. Nel 2013 è stata nuovamente visiting fellow alla Ohio State University. Attualmente, è ricercatrice a tempo determinato alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

È membro del centro di ricerca Cogito e del comitato promotore del network italiano di filosofia della matematica FilMat. Fa parte del collegio di dottorato in Filosofia e Scienza della Mente all’Università Vita-Salute San Raffaele.

Come rendere conto degli aspetti empirico-cognitivi nelle teorie formali per la matematica? A partire dalla seconda metà dell'800, la logica formale si è dimostrata essere uno strumento molto potente per catturare le teorie matematiche in modo rigoroso e privo di ambiguità. Quasi contemporaneamente a questo movimento di rigorizzazione, si è verificata una moltiplicazione di logiche che formalizzavano il linguaggio matematico in teorie confliggenti, e che rispondevano a criteri epistemici e ontologici molto diversi fra loro e a visioni contrastanti di come funzioni il nostro ragionamento ordinario. Allo sviluppo dei linguaggi formali, si è accompagnata, quindi, una moltiplicazione di diversi orientamenti fondazionali in matematica. Con l'emergenza degli approcci naturalizzati, questo problema si è acuito, arricchendosi di ulteriori sfaccettature rappresentate da fattori empirici e cognitivi. Il contrasto fra il rigore logico formale e l'introduzione di elementi empirico-cognitivi richiede una ridefinizione del problema dei fondamenti della matematica. In particolare, quali devono essere le caratteristiche di una teoria formale per meglio catturare le nostre intuizioni matematiche naturalizzate? E che ruolo giocano, o dovrebbero giocare, gli aspetti cognitivi nelle nostre formalizzazioni della matematica?